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In attesa delle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

 Scrivo alcune considerazioni sui 6 principali partiti (chi più, chi meno) prima che parli il Presidente della Repubblica (ore 20 circa).

 LIBERI E UGUALI
 Sono stati chiari, sono in grado di formare un nuovo governo di legislatura con altre forze politiche.

 FRATELLI D’ITALIA
 Innegabilmente ultra-coerenti.
 Strategicamente è ovvio che abbiano tutti gli interessi ad andare ora al voto, perché indubbiamente crescerebbero.
 Prenderebbero anche molti voti della Lega, che secondo me è in discesa per le ragioni che dirò poco sotto.

 FORZA ITALIA
 Silvio Berlusconi, al termine del suo incontro col Presidente della Repubblica, ha fatto uno dei suoi tipici discorsi brillanti (ha addirittura detto ai giornalisti presenti al Quirinale, per “farseli amici”, che – a seconda di chi governerà – l’editoria, specialmente della carta stampata, collasserà).
 Ma io mi chiedo: come fa a dire che è bene fare un governo di centro-destra – ciò che attualmente è, oggettivamente, impossibile, perché il Movimento 5 Stelle ha una marea di parlamentari – dopo che Salvini, coi suoi balletti, si è bruciato quantomeno per questa legislatura?
 Va bene, ha fatto una provocazione, sa bene che non si può fare un governo di centro-destra con queste Camere.
 Ma allora quale è la vera proposta? Andare ora al voto con un centro-destra unito.
 Discorso che va bene per Fratelli d'Italia, che ha solo da guadagnare, ma non per Forza Italia, che ha solo da perdere.
 Berlusconi in sostanza ha chiesto di essere fatto fuori come leader e si è consegnato a Salvini: sotto questo profilo non l’ho riconosciuto.

 PARTITO DEMOCRATICO
 Il segretario Zingaretti è davvero poco furbo.
 Innanzitutto è Renzi che ha proposto un governo col Movimento 5 Stelle ed è normale che sia così, perché in politica non contano le cariche partitiche, ma il potere.
 Zingaretti ieri ha fatto propria questa posizione e l’ha ribadita a mio avviso con eccessiva sicurezza all’esito del colloquio col Presidente Matterella: è sicuro che si faccia un governo 5 Stelle-PD?
 Io credo sia molto possibile, ma al suo posto sarei stato molto più cauto, perché non ha considerato che Salvini e Di Maio dovevano ancora esprimersi pubblicamente:
 1. Salvini ha fatto un balletto, dichiarando di essere in qualche modo disposto a mobilitare la Lega per una nuova esperienza di governo, purché i “no” dei 5 Stelle su certe materie diventino dei “sì”;
 2. i 5 Stelle hanno chiarito, con Di Maio, che per loro è fondamentale il taglio dei parlamentari, che il PD non vuole. E ci sono parecchie altre divergenze programmatiche tra PD e 5 Stelle.
 Ribadisco: io al posto di Zingaretti mi sarei esposto meno, non conoscendo ancora il contenuto delle dichiarazioni pubbliche di Di Maio e Salvini.
 E non vale dire che ha già parlato in privato coi 5 Stelle: le dichiarazioni pubbliche sono tutt’altra cosa ed espongono davvero, mentre le chiacchiere segrete sono fondamentali ma con quelle non si fa, di fronte agli elettori, la figura di quello che viene fregato.

 MOVIMENTO 5 STELLE
 Di Maio è, immeritatamente, ultrafortunato, anche perché ha goduto dell’azione governativa di un uomo intelligente come Conte.
 Il giovane campano ha dichiarato, all’esito del colloquio col Presidente della Repubblica, che il governo nell’ultimo periodo non riusciva a “fare le leggi” in certe materie.
 Dichiarazione che dimostra un’ignoranza abissale che fa venire i brividi perché pronunciata da un Ministro.
 Ma parliamoci chiaro: Di Maio è del 1986, parlamentare e vice-Presidente della Camera dei Deputati a 27 anni, Ministro a 32...
 Cosa rischia? Si tratta semplicemente di uno che si è sistemato.
 Non ha titolo né professione, ma se anche si andasse ad elezioni e non fosse nuovamente il leader dei 5 Stelle (il Movimento perderebbero molti voti, ma a lui che importa?!), dopo essere stato chi è stato avrebbe forse difficoltà a diventare quantomeno deputato o a svolgere qualche altro incarico istituzionale?
 È venuto su dal niente, ma non tornerà nel niente.
 Stare un po’ nell’ombra gli andrebbe anche bene: posto sicuro e nessuna responsabilità in un esecutivo.
 Del resto ha dichiarato che l’aver fatto parte del governo ha fatto perdere ai 5 Stelle parecchio consenso: meglio fare l’opposizione, non si rischia nulla.

 LEGA
 Salvini è pessimo.
 Nel marzo 2018 ha vinto le elezioni col centro-destra.
 Per governare ha fatto un inciucio/accrocchio col Movimento 5 Stelle.
 Questo mese ha avviato una crisi di governo e sfiduciato Conte.
 Conte giustamente si è innervosito, è andato al Senato ed ha dichiarato di dimettersi, rimproverandolo come si fa con i bulletti.
 A quel punto Salvini ha ritirato la sfiducia, perché ha ottenuto ciò che voleva.
 Ma cosa voleva realmente? Andare ad elezioni per “capitalizzare” il suo consenso (per giunta fregandosene delle sue responsabilità finanziarie)?
 Benissimo, analizziamo cosa può accadere:
 1. se non riuscisse ad andare ad elezioni perché si fa un altro governo, in qualche modo si brucerebbe e – ciò che fa innervosire chi nel marzo 2018 aveva votato il centro-destra – avrà la “colpa” di aver consegnato personalmente il Paese al centro-sinistra;
 2. se tornasse al governo – cosa quasi del tutto improbabile perché non penso che goda di alcuna stima da parte del Presidente Mattarella, ma ha dichiarato poco fa di essere disposto ad un nuovo governo del “fare”, del “sì”, quindi vaglio anche questa ipotesi – comunque ne uscirebbe screditato, perché ha fatto rischiare ai cittadini instabilità, aumento dell’IVA e tanto altro, ponendo in essere un balletto che definire penoso è dire poco;
 3. se anche si andasse ad elezioni, secondo me Salvini perderebbe parecchio consenso per varie ragioni: gli italiani non apprezzano chi crea instabilità; chi si comporta causando il rischio di un aumento delle tasse; chi, comunque la si pensi, non ha fatto granché se non sotto il profilo dell’immigrazione e della sicurezza.
 Insomma, Salvini mi sembra un bambino goloso che, contento del suo barattolone di Nutella, invece di mangiarne cucchiano per cucchiaino, cerca di rovesciarsela tutta in bocca e si sporca tutto. E, mentre cerca di pulirsi, si fa rubare 5 euro dall’amichetto, che va a comprarsi un barattolo di Nutella a sue spese e se la mangia di fronte a lui.

 Erano idee sparse. Mi fido di Mattarella. Attendo.

 22 agosto 2019, 19:35
 Gian Mario Aresu

Crisi di governo ovvero siamo dei morti di fame e continuiamo a parlare d’altro

 Ore di crisi di governo.
 Ma, facendo un passo indietro, sinora questo Governo cosa ha fatto?
 La Lega ha soltanto parlato di sicurezza, ponendo in essere, tra l’altro, provvedimenti di dubbia ragionevolezza. E, per quanto riguarda la politica sociale, si è piegata al programma del Movimento 5 Stelle.
 Il Movimento 5 Stelle ha realizzato soltanto misure sociali economicamente insostenibili, piegandosi nelle altre materie alle richieste della Lega.
 Le misure sociali dei 5 Stelle avrebbero dovuto essere la panacea di tutti i mali: si tornerà a lavorare, si diceva, ed il Paese crescerà.
 I dati, invece, parlano chiaro: siamo uno Stato con una crescita sostanzialmente pari a zero.
 Ora la Lega ha depositato una mozione di sfiducia nei confronti del Governo Conte.
 Ma come?! Avete sinora disposto dei soldi degli italiani e non volete prendervi la responsabilità di fare la legge finanziaria?! Spiegate, prima di tutto, da dove intendete cacciare fuori i soldi necessari ad attuare quello che avete messo nero su bianco.
 Sicuramente, su questo punto, si tornerà a dire le solite sciocchezze sull’Unione Europea: “C’è una politica di austerità – si sente dire sempre –, non siamo liberi di investire”.
 Ma investire cosa? I soldi che non abbiamo? Abbiamo un debito pubblico alle stelle che grava come una spada su ogni cittadino e su ogni bambino che nasce in questo Paese.
 Se uno non ha i soldi cosa fa? Spende o risparmia? Perché Salvini o Di Maio devono spendere soldi che un giorno dovranno pagare i cittadini ora più giovani e neanche indicare in finanziaria come si andrà avanti il prossimo anno? De Andrè direbbe che con questa mossa un certo partito si crederà assolto, ma la verità è che nella mia visione rimarrà per sempre coinvolto.
 Aggiungo che mi fa ridere la continuamente propugnata contrapposizione Stato/Unione Europea: le persone più brillanti che conosco ritengono, sì, che l’UE debba essere amministrativamente riorganizzata, ma hanno molta più fiducia nelle istituzioni eurounitarie piuttosto che in quelle italiane.
 Molte di queste persone sono giovani. Giovani del terzo millennio che non si sentono più delle pertinenze di una terra che li ha cresciuti e che si comporta da matrigna a causa di una classe dirigente che litiga senza che si parli di ciò che è più necessario: il pane.
 I giovani prendono i piedi (che ormai si chiamano voli di nome e Ryanair di cognome) e se ne vanno. Lo stanno già facendo. Lo stanno facendo anche i migliori.
 Il tessuto privato italiano, l’unico che può davvero dare benessere e sorreggere lo Stato, è particolarmente sfibrato (e si registra una crescita zero).
 Molti si riversano nel pubblico – ne parlo per esperienza diretta – e l’ambizione dei giovani è diventata quella vincere un concorso da tot posti e con un numero di partecipanti di tot x 100. Ma è normale? La nostra società sa offrire soltanto questo? E poi: chi deve pagarlo questo pubblico?
 Che analisi in prospettiva c’è da parte di chi governa? Lo dico io: non ce n’è. E non ce ne sarebbe nemmeno se cambiasse il Governo, se l’elettorato rimanesse schierato come sappiamo.
 Solo due incisi.
 Primo. Preoccupato della possibile caduta del Governo, Di Maio chiede che si proceda anzitutto alla riduzione del numero dei parlamentari: ci può stare, va bene, ma è davvero un’idea così brillante?
 Secondo. Forse si torna ed elezioni con la legge Rosato. Quindi, per l’ennesima volta, i cittadini non potranno scegliere nominalmente i propri rappresentanti, vale a dire le persone fisiche che decidono per tutti: molto spesso si dice che simili leggi elettorali servono per dare stabilità ai Governi, ma non mi pare che questo risultato sia stato raggiunto.
 Si trattava, però, soltanto di incisi: incisi relativi a giochini di persone che non hanno alcuna visione di prospettiva per il Paese.
 Prima di tutto dovremmo parlare di altro: di pane.
 Vale la pena, per un giovane, impegnarsi qui? E per gli adulti che hanno perso il lavoro? E per i più grandi e gli anziani: chi gli pagherà la pensione?
 Siamo alla fame e continuiamo a parlare di litigi. Perché, anche se tornassimo ad elezioni, consegneremmo il Paese a qualcuno che non ha alcuna visione lunga.
 Io ricordo cosa è accaduto qualche anno fa in Grecia. Noi siamo senz’altro di più e siamo più forti, ma dove sta scritto che la nostra situazione non possa precipitare?
 Vedo solo una società sempre più sfibrata e vecchia.
 So, del resto, che a molti personaggi non farei nemmeno parcheggiare la mia automobile, mentre molti miei connazionali non disdegnano di consegnargli il nostro destino comune.
 In più sono gravi anche le parole che si utilizzano. Qualcuno chiede che gli italiani gli attribuiscano “pieni poteri”, espressione che mi fa venire i brividi. Io non attribuirei e non attribuirò mai alcun potere ad un politico che mi chiede “pieni poteri”.
 Ad Andreotti, figura discussa ma certamente brillante, fu chiesto cosa avrebbe fatto se avesse avuto un potere assoluto. Rispose: “Sicuramente qualche sciocchezza”.

 9 agosto 2019
 Gian Mario Aresu

Brevissime considerazioni di un cattolico sul rapporto tra il Governo italiano e la Chiesa

 Primo principio: l’azione politico-temporale è compito dei laici, come chiarito ormai da parecchio tempo, non da ultimo anche dai documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II.
 Secondo principio: la Chiesa ha una sua dottrina sociale perché, avendo qualcosa da dire sul destino ultimo dell’uomo, non può disinteressarsi della vita materiale, concreta, terrena delle persone. Le idee della Chiesa in materia economica, politica e sociale sono mirabilmente riassunte nel “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” del 2005 (consultabile integralmente e gratuitamente sul sito del Vaticano).
 Sicuramente nella Chiesa è oggi, come da sempre, presente una pluralità di voci con riferimento alle vicende politiche (e mi riferisco, con queste righe, specialmente a quelle italiane).
 Polifonia legittima che purtroppo, talvolta, confonde e scandalizza i fedeli più modesti (i “piccoli”): sarebbe forse meglio che coloro che parlano, specie se hanno responsabilità pastorali, ponderassero ogni singola parola e non facessero “sparate”, in primo luogo attribuendo o negando patenti di cattolicità sulla base di singoli atti.
 Polifonia che, comunque, in ultima analisi va ricondotta ad unità. Chi riconduce la polifonia ad unità è uno e soltanto uno: il Papa, Pietro.
 Mi sorprende leggere e sentir parlare cattolici che, con finalità politiche “conservatrici”, sono disposti a mettere da parte l’unica voce che realmente “conserva” l’unità dei cristiani, quella del Papa.
 Non trovo assurdo (la storia ci consegna di peggio), ma piuttosto brutto, che un Ministro italiano utilizzi simboli o riferimenti religiosi per rivendicare la bontà di provvedimenti che si pongono in contraddizione con gli orientamenti espressi dalla Chiesa al massimo livello.
 Cattolici: la maggior parte delle questioni umane è opinabile e su esse possiamo essere creativi e pensarla diversamente, ma non dividiamoci su quello che ci unisce, in primo luogo il Papa ed il suo magistero.
 Una figura politica, per quanto apprezzata e di successo in uno Stato per un certo periodo, non può sostituire una comunità bimillenaria – ed il suo Pastore – che è l’unica ad avere parole di speranza per tutti gli uomini e per tutto l’uomo.
 Scegliamo bene i nostri pastori!

 7 agosto 2019
 Gian Mario Aresu