Primo principio: l’azione politico-temporale è compito dei laici, come chiarito ormai da parecchio tempo, non da ultimo anche dai documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II.
 Secondo principio: la Chiesa ha una sua dottrina sociale perché, avendo qualcosa da dire sul destino ultimo dell’uomo, non può disinteressarsi della vita materiale, concreta, terrena delle persone. Le idee della Chiesa in materia economica, politica e sociale sono mirabilmente riassunte nel “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” del 2005 (consultabile integralmente e gratuitamente sul sito del Vaticano).
 Sicuramente nella Chiesa è oggi, come da sempre, presente una pluralità di voci con riferimento alle vicende politiche (e mi riferisco, con queste righe, specialmente a quelle italiane).
 Polifonia legittima che purtroppo, talvolta, confonde e scandalizza i fedeli più modesti (i “piccoli”): sarebbe forse meglio che coloro che parlano, specie se hanno responsabilità pastorali, ponderassero ogni singola parola e non facessero “sparate”, in primo luogo attribuendo o negando patenti di cattolicità sulla base di singoli atti.
 Polifonia che, comunque, in ultima analisi va ricondotta ad unità. Chi riconduce la polifonia ad unità è uno e soltanto uno: il Papa, Pietro.
 Mi sorprende leggere e sentir parlare cattolici che, con finalità politiche “conservatrici”, sono disposti a mettere da parte l’unica voce che realmente “conserva” l’unità dei cristiani, quella del Papa.
 Non trovo assurdo (la storia ci consegna di peggio), ma piuttosto brutto, che un Ministro italiano utilizzi simboli o riferimenti religiosi per rivendicare la bontà di provvedimenti che si pongono in contraddizione con gli orientamenti espressi dalla Chiesa al massimo livello.
 Cattolici: la maggior parte delle questioni umane è opinabile e su esse possiamo essere creativi e pensarla diversamente, ma non dividiamoci su quello che ci unisce, in primo luogo il Papa ed il suo magistero.
 Una figura politica, per quanto apprezzata e di successo in uno Stato per un certo periodo, non può sostituire una comunità bimillenaria – ed il suo Pastore – che è l’unica ad avere parole di speranza per tutti gli uomini e per tutto l’uomo.
 Scegliamo bene i nostri pastori!

 7 agosto 2019
 Gian Mario Aresu