Crisi di governo ovvero siamo dei morti di fame e continuiamo a parlare d’altro

 Ore di crisi di governo.
 Ma, facendo un passo indietro, sinora questo Governo cosa ha fatto?
 La Lega ha soltanto parlato di sicurezza, ponendo in essere, tra l’altro, provvedimenti di dubbia ragionevolezza. E, per quanto riguarda la politica sociale, si è piegata al programma del Movimento 5 Stelle.
 Il Movimento 5 Stelle ha realizzato soltanto misure sociali economicamente insostenibili, piegandosi nelle altre materie alle richieste della Lega.
 Le misure sociali dei 5 Stelle avrebbero dovuto essere la panacea di tutti i mali: si tornerà a lavorare, si diceva, ed il Paese crescerà.
 I dati, invece, parlano chiaro: siamo uno Stato con una crescita sostanzialmente pari a zero.
 Ora la Lega ha depositato una mozione di sfiducia nei confronti del Governo Conte.
 Ma come?! Avete sinora disposto dei soldi degli italiani e non volete prendervi la responsabilità di fare la legge finanziaria?! Spiegate, prima di tutto, da dove intendete cacciare fuori i soldi necessari ad attuare quello che avete messo nero su bianco.
 Sicuramente, su questo punto, si tornerà a dire le solite sciocchezze sull’Unione Europea: “C’è una politica di austerità – si sente dire sempre –, non siamo liberi di investire”.
 Ma investire cosa? I soldi che non abbiamo? Abbiamo un debito pubblico alle stelle che grava come una spada su ogni cittadino e su ogni bambino che nasce in questo Paese.
 Se uno non ha i soldi cosa fa? Spende o risparmia? Perché Salvini o Di Maio devono spendere soldi che un giorno dovranno pagare i cittadini ora più giovani e neanche indicare in finanziaria come si andrà avanti il prossimo anno? De Andrè direbbe che con questa mossa un certo partito si crederà assolto, ma la verità è che nella mia visione rimarrà per sempre coinvolto.
 Aggiungo che mi fa ridere la continuamente propugnata contrapposizione Stato/Unione Europea: le persone più brillanti che conosco ritengono, sì, che l’UE debba essere amministrativamente riorganizzata, ma hanno molta più fiducia nelle istituzioni eurounitarie piuttosto che in quelle italiane.
 Molte di queste persone sono giovani. Giovani del terzo millennio che non si sentono più delle pertinenze di una terra che li ha cresciuti e che si comporta da matrigna a causa di una classe dirigente che litiga senza che si parli di ciò che è più necessario: il pane.
 I giovani prendono i piedi (che ormai si chiamano voli di nome e Ryanair di cognome) e se ne vanno. Lo stanno già facendo. Lo stanno facendo anche i migliori.
 Il tessuto privato italiano, l’unico che può davvero dare benessere e sorreggere lo Stato, è particolarmente sfibrato (e si registra una crescita zero).
 Molti si riversano nel pubblico – ne parlo per esperienza diretta – e l’ambizione dei giovani è diventata quella vincere un concorso da tot posti e con un numero di partecipanti di tot x 100. Ma è normale? La nostra società sa offrire soltanto questo? E poi: chi deve pagarlo questo pubblico?
 Che analisi in prospettiva c’è da parte di chi governa? Lo dico io: non ce n’è. E non ce ne sarebbe nemmeno se cambiasse il Governo, se l’elettorato rimanesse schierato come sappiamo.
 Solo due incisi.
 Primo. Preoccupato della possibile caduta del Governo, Di Maio chiede che si proceda anzitutto alla riduzione del numero dei parlamentari: ci può stare, va bene, ma è davvero un’idea così brillante?
 Secondo. Forse si torna ed elezioni con la legge Rosato. Quindi, per l’ennesima volta, i cittadini non potranno scegliere nominalmente i propri rappresentanti, vale a dire le persone fisiche che decidono per tutti: molto spesso si dice che simili leggi elettorali servono per dare stabilità ai Governi, ma non mi pare che questo risultato sia stato raggiunto.
 Si trattava, però, soltanto di incisi: incisi relativi a giochini di persone che non hanno alcuna visione di prospettiva per il Paese.
 Prima di tutto dovremmo parlare di altro: di pane.
 Vale la pena, per un giovane, impegnarsi qui? E per gli adulti che hanno perso il lavoro? E per i più grandi e gli anziani: chi gli pagherà la pensione?
 Siamo alla fame e continuiamo a parlare di litigi. Perché, anche se tornassimo ad elezioni, consegneremmo il Paese a qualcuno che non ha alcuna visione lunga.
 Io ricordo cosa è accaduto qualche anno fa in Grecia. Noi siamo senz’altro di più e siamo più forti, ma dove sta scritto che la nostra situazione non possa precipitare?
 Vedo solo una società sempre più sfibrata e vecchia.
 So, del resto, che a molti personaggi non farei nemmeno parcheggiare la mia automobile, mentre molti miei connazionali non disdegnano di consegnargli il nostro destino comune.
 In più sono gravi anche le parole che si utilizzano. Qualcuno chiede che gli italiani gli attribuiscano “pieni poteri”, espressione che mi fa venire i brividi. Io non attribuirei e non attribuirò mai alcun potere ad un politico che mi chiede “pieni poteri”.
 Ad Andreotti, figura discussa ma certamente brillante, fu chiesto cosa avrebbe fatto se avesse avuto un potere assoluto. Rispose: “Sicuramente qualche sciocchezza”.

 9 agosto 2019
 Gian Mario Aresu