Cattolicesimo, compromesso, Costituzione, creato, dialogo, dittatura, Europa, incontro, Islam, immigrazione, nazionalismo e pluralismo in un discorso di Giulio Andreotti

 Mi sono imbattuto in una relazione, dal titolo “Ideale e impegno politico”, tenuta da Giulio Andreotti al Meeting di Rimini nel 2004.
 Ha confermato in me idee complesse, delle quali sono sempre più convinto.
 Riporto i passi che ho trovato più ricchi di spunti riflessione per il momento storico attuale, sottolineando – anche col corsivo e col grassetto – le parole chiave.

 “Vi è un’accentuazione di
laicismo, non più nel senso che forse c’era una volta, cioè molto ostentato, nel senso delle logge; no, c’è qualche cosa che cerca di colpirci alla radice, cioè di instaurare la convinzione che tutto quello che è moderno, tutto quello che è sviluppo, è in qualche maniera in contrasto con il nostro modo di vedere. Noi saremmo dei conservatori di alcune idee, ma il mondo poi va avanti e noi siamo scavalcati …
 Non è un caso che tre cattolici, nel dopoguerra, quando tutto era di nuovo azzerato e tutto era distrutto – l’Italia, in particolare, era isolata, non avevamo più un amico nel mondo –, tre cattolici, Adenauer, Schumann e De Gasperi, presero l’iniziativa politica di dire che cosa ci aveva distrutto, ovvero, su un piano storico, i contrasti tra Francia e Germania. E allora cercare di individuare le radici, anche materiali, di questi contrasti e impegnarsi per creare la Comunità del Carbone e dell’Acciaio, con un’assemblea politica che governasse questo. Ma, molto di più, dissero quello che aveva fatto del male all’umanità, che aveva scatenato la guerra, ovvero, un’esasperazione di nazionalismo. Un nazionalismo che, in alcuni Stati, la Germania più di tutti, in nome del sangue e dell’onore del popolo tedesco, aveva iniziato le leggi razziali e la dittatura … Tuttavia, un concetto di nazionalismo che chiudeva i singoli mondi era un concetto che bisognava superare; ed era necessario farlo con un modello positivo: l’idea di mettere a fattore comune gli interessi dei singoli paesi dell’Occidente europeo”.
 Non è accettabile “metterci a riccio, dicendo: ‘Ah, per carità, gli immigrati sono una disgrazia! Per carità, dobbiamo stare attenti. Questo Islam cerca di invaderci’. Noi dobbiamo riconoscere che c’è una parte di umanità, anche non molto distante da noi, nel Mediterraneo, che, se non trova qualche cosa anche di spirituale, vorrei dire di morale, di sostegno, di parità effettiva; se non trova un modo di veder evolvere la propria situazione economica, e dovesse rimanere stabilmente nei livelli assolutamente inumani in cui oggi vive: io non so quello che sarà il mondo … dobbiamo cercare di costruire un qualche cosa nel quale, veramente, se si vuole evitare che l’odio domini e che, veramente, l’amore abbia un suo peso, almeno altrettanto valido, forse dobbiamo ricominciare da capo, in moltissime cose. Ma proprio quello che è stato il senso coraggioso, di impostazione di una politica europea del dopoguerra, ci deve orientare
 Credo però che il fatto di avere avuto fiducia nel dialogo sia stato fondamentale, tutto, alla fine, sta in questo: la politica è dialogo … Badate, l’uomo è fatto per dialogare, se noi non portiamo questa correzione in tutti i campi, compreso quello politico, se consideriamo invece la lotta, se consideriamo l’uomo ‘homo homini lupus’, badate, non solo non costruiamo, ma tradiamo quello che è il nostro compito di preparare per le generazioni successive una vivibilità diversa da quella che le generazioni attuali hanno avuto … Dialogare non è debolezza, dialogare, naturalmente, è riconoscere che ciascuno ha qualche cosa da dire e qualche cosa da apprendere …
 Il compromesso sui principi non è lecito, e quindi, certamente, su questo non c’è discussione. Ma questi sono i principi. Per il resto, forse, tutta la nostra vita è un compromesso, fra quello che uno vorrebbe e quello che uno può, tra le esigenze proprie e le esigenze del vicino, a cominciare dalla stessa famiglia; direi dalle cose più piccole alle cose più grandi: bisogna sempre cercare di adattarsi. Se uno pretende invece che quello che è il proprio modo di vedere, di vivere o di programmare, deve essere quello, punto e basta: questo può essere buono per l’eremita della Tebaide, ma non è buono per chi deve vivere, a cominciare dalla vita familiare, in nuclei collettivi.
 Io ho avuto due esperienze … Una è quella di rispettare sempre quelli che hanno testimoniato di persona. Nelle prime esperienze politiche della mia preistoria, all’Assemblea Costituente, certamente vi erano posizioni molto nette … ho imparato alla Costituente a rispettare coloro che, in quel momento, erano contro di noi … essi però avevano alle loro spalle anni e anni di prigione e, per essere coerenti con la loro convinzione politica, avevano vissuto anni in esilio, molto miseramente. Guardate, questo suscitava, non voglio dire un’invidia, perché sarebbe ingiusto, ma rispetto e una grande ammirazione … Però io non potevo non sentire, sul piano umano, questa ammirazione, e poi ritenere che il dolore, le sofferenze, le privazioni, avevano dato una caratura a queste persone …
 Ma che cos’è che ha dato forza a questa Costituzione? Che quando si è lavorato, giorno per giorno, a cercare un punto di intesa, vi erano le tre grandi correnti: la corrente social-comunista, la corrente liberale e la corrente cristiana.     Bene, giorno per giorno, si cercava di trovare dei punti di incontro e non c’è un solo articolo della Costituzione che si possa dire: ‘questo è un articolo dei cristiani’, ‘questo è un articolo dei liberali’, ‘questo è un articolo dei socialcomunisti’.
 Ma c’è di più: a metà del lavoro della Costituente, il 31 maggio del 1947, si rompe l’alleanza governativa e il Governo del Comitato di Liberazione, fatto da noi insieme a liberali, comunisti, socialisti e repubblicani – che non erano nel Comitato di Liberazione –, si rompe, e si fa un Governo con comunisti e socialisti all’opposizione, e ad una netta opposizione. Bene, quel giorno il lavoro alla Costituente, nel redigere la Costituzione, è continuato come se non fosse successo niente; si è continuati ad andare avanti e devo dire che – poi il Signore si serve di chi vuole – noi avevamo un punto in cui eravamo in netta minoranza, perché noi alla Costituente, come democristiani, eravamo meno di comunisti e socialisti, e poi su alcuni punti c’era tutto un mondo laico che era contro di noi. Uno dei punti era proprio l’articolo che riguarda i rapporti tra Stato e Chiesa, il famoso articolo 7. Noi volevamo che si citassero i Patti del Laterano, cioè che fosse fermo quello che era stato il momento conclusivo della Questione Romana. Questo, fino a quel giorno, era rimasto un sogno, ma quel giorno, il 25 marzo 1947, avemmo questa sorpresa … quando noi arrivammo al voto Togliatti annunciò il voto a favore perché, disse: ‘Non vogliamo creare un momento di contrasto nella popolazione italiana che è una parte notevole di popolazione cristiana …’. Ed è venuto fuori questo articolo …
 Quando io dico che è necessario il dialogo penso che serva anche a questo.
 Con il dialogo noi possiamo evitare, io ritengo, di creare posizioni di incomprensioni, posizioni di rigidità. Ripeto, mai sui principi, ma una volta salvi i principi c’è tutto un sistema di convivenza che noi dovremmo recuperare. Presumere sempre che la ragione possa essere da una parte o dall’altra, o che siano soltanto i numeri delle elezioni a dare la ragione o la non ragione, è qualche cosa che non possiamo accettare.
 Penso che possiamo dire questo: ci deve essere veramente un pluralismo ... l’Italia è un paese davvero molto complesso, a parte la sua storia nazionale, ma la sua cultura e i suoi interessi lo rendono un paese più complesso anche di altri.
 Allora il semplicizzare dicendo: ‘No, o è bianco o è nero’, non funziona; può funzionare meccanicamente per un certo periodo, ma non funziona, non costruisce … bisognerebbe cercare di dare questo senso del
rispetto delle pluralità
 P
er esempio, tanto per non camminare sulle nuvole, quando vedo che un Ministro attuale contesta al Ministro dell’Interno la liceità di ricercare soluzioni più eque e più umane al problema dell’immigrazione, io non ci sto; io come cristiano so che la Scrittura ci insegna che lo straniero deve avere la stessa considerazione delle vedove e degli orfani. Questa è la Sacra Scrittura e un paese di emigranti come è l’Italia non può dimenticare questo, io credo …
 La religione come tale può e, a mio avviso, deve essere come ispirazione, come linee guida, perché la religione non è un fatto di atti liturgici o un fatto esteriore, ma è un fatto di indirizzi, di comportamenti, di linee guida … Chi, attraverso la religione, ha un senso del rispetto del creato e quindi di tutte le creature, aiuta ad essere contrario ad ogni prepotenza, ad ogni sistema dittatoriale”.

 S
i possono nutrire tutti i dubbi possibili ed immaginabili sulla figura di questo statista, ma sarebbe bene che la politica tornasse a ragionare in grande come molti della sua generazione.
 Lo dico proprio perché non sono un mero laudator temporis acti, ma spero nel presente e nel futuro.

 5 novembre 2019
 Gian Mario Aresu